In una fase ancora pioneristica dell’automobilismo, all’inizio del secolo scorso, Vincenzo Lancia, pilota e collaudatore presso la Fiat, non trovando spazio per sperimentare nuove soluzioni all’interno di quella che era già una grande azienda decise, nel 1906, di fondare la Lancia.

La Lancia Lambda è un caso esemplare nella storia dell’azienda: presentata nel 1922 ai saloni di Parigi e Londra, la Lambda offriva novità tali (nell’architettura generale e nella meccanica) da far apparire obsoleta la produzione della concorrenza, anticipando di oltre trent’anni una scelta futura della produzione automobilistica.
La novità fondamentale della Lambda è il telaio a scocca portante, al posto dei longheroni; di non secondaria importanza sono anche il tunnel centrale, che ingloba l’albero di trasmissione, le sospensioni indipendenti sulle quattro ruote (con una tenuta di strada sconosciuta ai veicoli dell’epoca) e una geometria particolarmente raffinata tra le bancate dei cilindri, la V stretta, che Lancia utilizzerà fino agli anni settanta del secolo scorso.
Anche dopo la scomparsa del fondatore nel 1937, la filosofia aziendale ha continuato a concentrarsi sull’innovazione di prodotto, nella meccanica e nel design delle vetture; tuttora, il nome Lancia è sinonimo di vetture eleganti e originali, mentre la storia del marchio viene spesso evocata dal marketing aziendale.


Nel 1969 Lancia entra a far parte del gruppo Fiat e, nell’arco di una decina di anni, si è assistito a un progressivo schiacciamento della produzione su piattaforme comuni, con la conseguente – agli occhi dei clienti – perdita di identità. Fa specie, oggi, vedere il marchio Lancia (con tutto ciò che ha rappresentato per la cultura industriale del nostro paese) associato a stilisti di abiti e/o di biancheria intima, che molto poco hanno in comune con la storia aziendale.
Giorgio Gàino
[immagini Lambda dal prezioso Archivio fotografico Lancia]





